La Vita di S. Protaso
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Un po' di Storia
La Vita di S. Protaso

 

 

La chiesa è dedicata a San Protaso, vescovo di Milano, mentre copatroni illustri sono i santi martiri Gervaso e Protaso.

Chi è San Protaso vescovo? Di lui si conosce ben poco.

Sappiamo che, nella serie dei vescovi di Milano, Protaso occupa l'ottavo posto. Visse nel sec. IV e fu responsabile della diocesi dall'anno 328 ca all'anno 344 ca.

Dell'attività pastorale di questi 16 anni è risaputo soltanto che fu aperto difensore della dottrina cattolica, precisata nel Concilio di Nicea nel 325, circa Dio-Trinità e la divinità di Gesù.  
Lottò contro l'arianesimo, difendendo sant'Atanasio dalle accuse rivoltegli dall'imperatore Costante.  Morì verso il 356 e le sue reliquie si trovano ancora oggi nella chiesa di San Vittore al Corpo.

I martiri Gervaso e Protaso

Sono loro i due martiri che i “samprotasini” venerarono da subito come loro protettori.  
Lo conferma la solenne iscrizione sul frontone che sovrasta il granitico portale dell’ingresso principale

«(Questo tempio) è dedicato a D(io) O(ttimo) e M(assimo) e ai santi martiri Protasio e Gervasio».

Tutta la iconografia all’interno seguirà questa scelta, ignorando del tutto il s. Protaso vescovo. Basti pensare all’affresco che sovrasta l’abside dove i due martiri – in completa divisa di legionari romani – fanno corona a Cristo regnante nella gloria o alle statue dei due patroni, stavolta rivestiti delle tunica romana e recanti tra le mani la palma del martirio, sull'altare.

Il loro culto si diffuse dopo che S. Ambrogio ne scoprì i corpi. Di questo ritrovamento abbiamo numerose notizie.

“Dopo averne avuto il presagio, mercoledì 17 giugno 386, s. Ambrogio fa scavare davanti ai cancelli della piccola basilica dei santi Nabore e Felice (nell’area cimiteriale di porta Vercellina, attuale area della caserma della Polizia di Stato, di fronte alla Università Cattolica). Viene alla luce un’arca che contiene le ossa di due persone «di straordinaria statura, com’erano quelli dei tempi antichi. Tutte le ossa erano intatte, moltissimo era il sangue» (Ep 77, 2). Soltanto allora gli anziani ne ricordano il nome che da giovani avevano letto sull’iscrizione sepolcrale. La sera del giorno seguente, i resti ritrovati sono trasportati nella vicina basilica Fausta, dove si trascorse la notte vegliando in preghiera. Venerdì 19 giugno, i resti mortali dei due martiri sono portati nella «basilica martyrum» o Ambrosiana, appena terminata e consacrata proprio con la deposizione delle loro reliquie, accanto all’ara tombale vuota, che Ambrogio aveva predisposto per sé sotto l’altare maggiore.”

Altre notizie certe sulla loro vita non ne abbiamo, neanche sull'epoca in cui sono vissuti (inizio IV sec o III?). Con la diffusione del loro culto, tuttavia, nacquero numerose leggende. Una di queste è rappresentata nelle vetrate del transetto di destra.

Nella lunetta è rappresentato il Vescovo Caio (primo vescovo di Milano, I sec.) che battezza i bambini Protaso e Gervaso. Sotto, i Santi Protaso e Gervaso vendono i loro averi a favore dei poveri e liberano i loro servi.

Il Vescovo San Firmino, a Roma, è ospitato dai Santi Protaso e Gervaso.

L'ultima rappresenta il martirio dei due Santi, avvenuto nel 57 d.C.; Protaso morì decapitato, Gervaso invece fu percosso a morte con flagelli piombati.

Delle loro reliquie sono conservate nell'altare, insieme a quelle dei santi Nabore e Felice. I corpi, invece, si trovano nella basilica di S. Ambrogio, insieme a quello di quest'ultimo.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 25-06-2011 17.59.26
by Softan93